Per la seconda volta, negli anni 2000, Castelfranco Veneto celebra e rende omaggio a uno dei suoi figli illustri, l’architetto Francesco Maria Preti. Ne celebra in questi mesi i 250 anni dalla morte, avvenuta nel 1774: ne aveva celebrato il terzo centenario della nascita nel 2001.
Gli anniversari sono momenti importanti, che assumono un valore particolare in anni come questi, nei quali si vive un eterno presente e tutto viene “consumato” compulsivamente come in un fast-food delle notizie. Un post, e via. Quando non è la “damnatio memoriae” che imperversa.
Invece, queste sono le occasioni in cui una Città può recuperare storia e memoria, il ricordo dell’humus nel quale affondano le sue radici, che sono fatte di vite, di idee, di visioni, di fratture e ricuciture, di scelte e di studi che si sono nel tempo stratificati e sedimentati. Un’eredità su cui si innesta il presente per costruire futuro senza oblii, senza tradimenti. Castelfranco conta una lunga storia, ottocento anni dalla sua fondazione che risale al 1195. L’ha celebrata con rievocazioni, eventi e approfondimenti culturali che hanno animato per quasi 20 anni – a partire dal 1995 – la vita di borghi, frazioni e centro cittadino. Ultimamente a Castelfranco le rievocazioni storiche non vanno più di moda ma – per fortuna – Francesco Maria Preti non è stato dimenticato.
Nel contesto culturalmente vivace della Castelfranco di metà ‘700, Francesco Maria Preti – appassionato di architettura – faceva tesoro degli studi di suoi conterranei e progettava chiese e palazzi e piazze con la creatività di un giovane studioso, sfidando le consuetudini e rivoluzionando criteri consolidati. È così che Castelfranco oggi può godere delle proporzioni e delle sonorità di un piccolo gioiello come il Teatro Accademico, progettato secondo i princìpi della “media armonica proporzionale”, e poi del Duomo cittadino che custodisce le sue ceneri, oltre al primo nucleo di un grande ospedale rimasto incompiuto, riconoscibile nel compendio di San Giacomo con il primo e unico stralcio realizzato, ora Palazzetto Preti.
E, proprio nel Palazzetto Preti da poco restaurato, nel 2001 era stata organizzata una importante Mostra celebrativa. Era possibile ammirare – nei grandi fogli dispiegati e ingialliti – i disegni di prospetti, di facciate, di piante o di sezioni che l’architetto aveva tracciato con perizia e con la libertà di chi osa andare oltre. Ricordo che, nell’allestimento delle diverse sale del Palazzetto, si rimaneva affascinati dai particolari, dalle decorazioni, dalle sfide dei palazzi a nove cortili, dei luoghi di delizia, delle chiese e delle immense cattedrali come quella progettata per Lisbona.
“Se per avversa condizion d’eventi tali Disegni non furono recati ad effetto, sarebbe almen desiderabile che essi fossero dall’oscurità delle private stanze tratti, e a incremento dell’arte, e all’onor dell’italico nome posti nella pubblica luce”. (Citazione, Coi G., Ragionamenti sopra i princìpi di architettura di Francesco Maria Preti, 1795)
Questa frase era stata scelta per l’incipit del Catalogo della bella Mostra del 2001, curata con grande sensibilità e rigore da Stefano Colonna Preti e da Stefania Colonna Preti, suoi discendenti. E Castelfranco, nel celebrare Francesco Maria Preti nel terzo centenario della nascita, in qualche modo traduceva in realtà l’auspicio dell’insigne architetto castellano. I grandi Disegni, alcuni provenienti dall’Archivio Comunale di Castelfranco, altri dalla Biblioteca Capitolare di Treviso, altri da Archivi e Fondi a cui i curatori avevano potuto accedere, erano stati “tratti dall’oscurità delle private stanze” e onoravano la memoria del loro autore lungo le pareti del manufatto che lui aveva progettato.
A cinque lustri di distanza, oggi una nuova Mostra celebra Francesco Maria Preti, uno studioso che 250 anni fa, il 24 dicembre, “deposto qualunque pensiero di questo mondo”, lasciava serenamente la sua Città. Una Città che non lo dimentica.
(In foto, la copertina del Catalogo del 2001)