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NOI LA
CIVICA

11 maggio: è ancora la festa della mamma?

Save the Children, nel suo rapporto annuale sulla maternità in Italia, definisce le donne madri del nostro Paese “equilibriste”: in equilibrio precario fra lavoro che chiede di essere performanti, figli che chiedono attenzione e presenza e giudizio di una società che osserva e non fa sconti.

I numeri forniti dall’ISTAT sono spietati, anche nella nostra Provincia. Nel 2024 i nuovi nati sono stati 5538, rispetto al 2023 sono stati 200 in meno e ben 450 in meno rispetto al 2022. Il tasso di natalità è del 6,3%, la media è di 1,24 figli per donna. E la diminuzione riguarda sia le donne italiane che le donne straniere residenti nella Marca.

Un altro dato che fa pensare riguarda i servizi offerti alla prima infanzia: sono solo 66 su 94 i Comuni che sono attrezzati su questo fronte e purtroppo la Provincia di Treviso è la peggiore di tutta la Regione: anche province più piccole, come Belluno o Rovigo, offrono più servizi della nostra. In particolare, usufruisce di strutture come il Nido o Servizi integrativi per la prima infanzia – fra i due e i tre anni – solo l’8% della popolazione, il dato più basso del Veneto.

Una DOULA, figura professionale in grado di accompagnare le mamme durante la gravidanza e dopo il parto, nei momenti più delicati del rientro a casa e della gestione delle prime settimane di accudimento di un neonato, conosce bene le difficoltà delle madri di oggi. Perché non tutte hanno la fortuna di essere sostenute dalla famiglia di origine, dal compagno, da quello che è definito “il villaggio”. Spesso si trovano sole e spaesate, in una realtà dove non hanno riferimenti e dove mancano offerte di servizi mirati all’accudimento, uno sportello comunale, una figura professionale dedicata. Una figura professionale che non sarebbe superflua in comunità come le nostre.

Come Gruppo Civico abbiamo più volte sostenuto, nel nostro ruolo di Consigliere Comunali, la necessità di agire come Comune, come Istituzione, per contrastare l’inverno demografico così evidente in questi primi decenni del 2000. Abbiamo proposto fin dal 2020 l’istituzione di un “Servizio di assistenza domiciliare” alle mamme e ai loro piccoli nelle prime settimane dalla nascita, un segnale di attenzione, un messaggio che rassicurasse e rendesse evidente il valore della maternità.  Non siamo state ascoltate, non sono stati trovati i soldi per un servizio come questo.

Oramai siamo a fine mandato, avremo un Asilo Nido nuovo con i soldi del PNRR: speriamo che serva a nuovi bambini, ma speriamo anche che ci sia una presa in carico almeno a livello più alto del grande tema della natalità. Perché i muri non bastano. La politica non potrà sottovalutare ancora a lungo la grande incognita che pesa sulla nostra società, colpita da un calo demografico che le misure finora attuate non hanno saputo contrastare. Perchè vengano destinate nuove risorse a nuovi servizi mirati, a figure professionali formate, a sostegni concreti e accessibili. Perchè avere un bambino torni a essere un progetto carico di speranza.

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