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NOI LA
CIVICA

Bilancio 2025 al voto

Arrivare a votare il bilancio di un Comune all’una di notte, dopo sei ore di seduta consigliare, non è il massimo. Con una convocazione a metà settimana, alle sette di sera: sei ore di discussione e poi – per la risicata maggioranza – la speranza di portare a casa l’approvazione con l’unico voto di scarto che hanno.

E andiamo avanti così dall’estate del 2023, quando il sindaco Marcon aveva dato e poi ritirato le dimissioni, provocando un incidente istituzionale al quale è stata messa poi una pezza dopo l’altra. E così tiriamo a campare, un Consiglio dopo l’altro, una seduta dopo l’altra da un anno e mezzo: con dichiarazioni di voto finale della maggioranza che fanno trapelare la soddisfazione dello scampato pericolo. Ma quale soddisfazione si può esprimere, se il bilancio dei prossimi tre anni vede una città rassegnata e nella relazione degli assessori i problemi restano aperti? Con un anno e mezzo ancora davanti, visto che le elezioni sono slittate al 2026.

Non abbiamo sentito una parola sull’Ospedale: la Pediatria è ancora chiusa dall’estate scorsa e non dà segni di ripartenza, l’ospedale di Comunità è ancora chiuso a sei mesi dall’inaugurazione in pompa magna e la luce in fondo al tunnel non si vede ancora, i lavori per la radioterapia sono fermi da mesi perché alla prima pietra non è seguita la seconda. L’assessore a Sanità e Sociale ha detto che verificherà e che si informerà: meglio tardi che mai, chiederemo che ci porti in Commissione i risultati delle sue verifiche: ma questi problemi sono ferite al nostro sistema di assistenza e cura che dovrebbero essere ogni giorno nei suoi pensieri e fra le sue priorità.

Abbiamo dovuto chiedere di nuovo notizie sull’apertura del camminamento sulle Mura, costato più di un milione di euro e ancora chiuso a lavori finiti perché l’accesso da vicolo Montebelluna non è dignitoso e va risolto. Tutto rinviato alla prossima estate? Forse, perché tempi certi non ce ne sono. Come non ce ne sono per il Terminal bus, argomento usurato ormai per le troppe volte in cui lo abbiamo discusso in Commissione e in Consiglio comunale. Finalmente la maggioranza si è decisa a escutere la fideiussione, poteva farlo da oltre un anno e avremmo avuto almeno la stazione degli autobus accanto alla stazione dei treni: anche senza le pensiline, andava bene lo stesso. A livello generale, prendiamo atto che non avremo più la Metropolitana di Superficie perché il Presidente Zaia – decidendo in autonomia – l’ha cancellata dai progetti della Regione: ma speriamo di vedere realizzato, almeno da noi come Comune, il miglioramento di un importantissimo accesso alla città oggi in evidente stato di degrado.

Ci restano le Scuole, un asset strategico per Castelfranco fin dall’unità d’Italia, ma l’impegno in Giunta dovrebbe essere incessante per garantire non solo la permanenza dei plessi della scuola dell’obbligo in tutte le frazioni e i quartieri ma anche una accoglienza adeguata alle migliaia di studenti degli Istituti Superiori che a Castelfranco trovano ancora il polo scolastico più forte di tutta la provincia. Nemmeno qui ci possiamo sedere sugli allori perché già l’IPSIA ha perso la sua autonomia e perchè le politiche che aiutano a crescere devono essere aperte e proattive, a partire da quelle contro la denatalità su cui nessuna iniziativa si vede all’orizzonte nonostante sollecitazioni e suggerimenti tante volte dati per sostenere le nuove famiglie. (Nella foto vediamo genitori e nonni accanto ai loro bimbi e alle maestre della materna di Largo Asiago).

Sottolineiamo infine un ultimo ambito, anche questo un asset strategico per la nostra realtà sociale ed economica: l’ambito manifatturiero. Perché, oltre a subire la crisi del commercio di vicinato con l’apertura senza programmazione di nuovi centri commerciali, abbiamo temuto per la Berco che nei mesi scorsi ha rischiato settanta licenziamenti. Ma un segnale concreto di attenzione alle fabbriche e agli imprenditori non è stato dato: è stata confermata l’aliquota IMU massima per i fabbricati industriali e artigianali introdotta lo scorso anno. Abbiamo chiesto di ridurla, vista la situazione di crisi della manifattura nell’attuale scenario di conflitti che hanno bloccato i rapporti economici con tanti Paesi, ma dalla maggioranza nessuna apertura; IMU massima confermata con buona pace dei tanti imprenditori che lottano ogni giorno per garantire posti di lavoro e futuro alle aziende.

Così va a Castelfranco, la maggioranza si è votata il suo bilancio di sussistenza, si va avanti col freno a mano tirato intanto finchè dura, ordinaria amministrazione e poi chi vivrà vedrà. Perché non bastano le luci e i mercatini, una città è vitale se ha sguardo lungo e aperto, non se si chiude in difesa ad aspettare “che passi la nottata”. 

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