Allerta arancione

Puntualmente, la nostra gioiosa Marca in questo periodo sale agli onori della cronaca per l’alto tasso di inquinamento. Qualche giorno fa è scattata l’allerta arancione per PM10, le polveri sottili che, con il biossido d’azoto, sono responsabili dei danni alla salute che vengono puntualmente denunciati.
Poi per fortuna la pioggia, provvidenziale, che ha fatto rientrare i limiti e calare il tasso di inquinamento. Ma quello che ci si chiede, allora, è se dobbiamo confidare solo nella Provvidenza. “Aiutati che il ciel t’aiuta”, dice un vecchio proverbio, ma pare che non venga tenuto in grande considerazione.
E proprio in queste settimane, purtroppo, è emersa l’alta incidenza – nella nostra Provincia – di morti per tumore attribuibili alle polveri sottili e al biossido di azoto. Nello scorso anno sono stati circa 80, su un campione di 39.000 cittadini dell’hinterland trevigiano, ma fra i comuni citati ci sono anche Loria e Riese. E un pediatra segnalava sulla stampa anche l’aumento del “numero e soprattutto della durata degli episodi infettivi nei bambini a carico delle vie respiratorie”.
Sono dati che dovrebbero far saltare sulla sedia le autorità preposte alla tutela della salute dei cittadini e che dovrebbero riportare in primo piano gli investimenti utili a una inversione di tendenza. Ma il trasporto pubblico, che è riconosciuto come uno dei principali strumenti finalizzati a un positivo cambiamento, non pare proprio essere nelle corde dei nostri governanti.
È vero, leggiamo sulla stampa l’annuncio di sei nuovi treni per il Veneto, nuovi e più moderni, “ibridi”, per migliorare la qualità negli spostamenti regionali che coinvolgono ogni giorno in media 173 mila veneti. Il Presidente della Regione segnala con l’occasione anche i 300 passaggi a livello ancora esistenti: “Occorre chiuderli tutti”.
Ma noi sappiamo bene come il progetto della Metropolitana di Superficie – che prevedeva esattamente questo – si sia fermato nel 2010 al primo stralcio e non veda prospettive. Perché anche i finanziamenti per completare il raddoppio dei binari sulla tratta Venezia-Castelfranco (primo stralcio SFMR), sono stati dirottati dal 2023 su altri territori.
Ci saranno ora nuovi investimenti, ma non per la Metro di Superficie. Zaia ne annuncia per 900 milioni di euro, e cita la Adria-Venezia-Mestre, la Rovigo-Chioggia e il treno che collegherà Verona e Rovigo alle spiagge di Rosolina e Chioggia, mentre la vicepresidente della Regione, De Berti, qualche settimana fa dichiarava che “ci saranno dove serve”. Ci dovremo dimenticare la versione capillare degli anni ’90, l’avvio dei cantieri che aveva visto a Castelfranco la soppressione di ben 7 passaggi a livello fra il 2005 e il 2010. Dal 2010 la Metropolitana di Superficie si è fermata: e in 15 anni abbiamo visto l’inizio lavori per un solo sottopasso, quello su via Larga. Per gli altri, Castelfranco può aspettare. Con buona pace di PM10, PM2,5 e biossido di azoto.
Salute, sicurezza, prevenzione, ambiente: valori essenziali per la qualità della vita dei cittadini, che non sembrano ai primi posti nell’agenda dei nostri governanti. Bastano le misure fissate da chi ci governa, per tutelare la salute? Basta saper gestire gli sforamenti? Restiamo possibilmente sotto i 35 l’anno e confidiamo nella Provvidenza. La stazione, deserta, sembra aspettare l’attenzione che le spetta.

Maria Gomierato
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Maria Gomierato

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