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Antonio Russello, giusto un anno fa in Biblioteca

“Il 1921 è stato un anno felice per le lettere venete: nascevano Andrea Zanzotto a Pieve di Soligo, Mario Rigoni Stern a Asiago, Antonio Russello a Favara. Favara è in provincia di Agrigento, ma il Veneto è stata per questo scrittore anomalo, appartato, l’acqua che ha permesso l’affiorare di una vena narrativa di sorprendente vitalità e originalità. Antonio Russello a proposito di sé, del sentimento di alterità scrive: «Uno come me, stato trent’anni in Sicilia, poi quarant’anni nel Nord, era come quel masso che sta sull’orlo e non sa dove e quando cadere nel dirupo sottostante”.

“La Sicilia di Russello è una delle tessere imperdibili di quel mosaico letterario fatto di Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Brancati e solo per citarne alcuni; una terra che sfugge a ogni classificazione, un’isola conquistata e mai dominata. Così Russello, in grazia della distanza che gli dava la prospettiva necessaria, dall’umido padano restituisce al lettore personaggi e situazioni”.

Con queste parole la scrittrice e critica letteraria Isabella Panfido ricordava Antonio Russello nel centenario della nascita che la Città di Castelfranco celebrava il 3 dicembre di un anno fa in Biblioteca Comunale. Una giornata di studi dedicata al professore, allo scrittore, al drammaturgo, all’intellettuale a tutto tondo, che aveva portato nella sua città di adozione la sua sensibilità e il prezioso bagaglio culturale della sua terra.

Il suo profilo umano e intellettuale tratteggiato da docenti come Salvatore Ferlita o da ricercatori come Francesco Castronovo, ma anche da amici di Favara come Gaspare Agnello o di Castelfranco come Roberto Conte, Francesco Bisetto e Maria Gomierato. E poi il ricordo emozionato nelle parole del figlio Alessandro.

La lettura di brani da testi teatrali inediti ha accompagnato questa “celebrazione” segnata dalla leggerezza e dall’intensità delle parole di Russello, dalle sue atmosfere surreali e dense. Antonio Russello, un concittadino speciale, raccontato alla fine nella sua quotidianità amicale e domestica, in una tavola rotonda con il direttore della Biblioteca Matteo Melchiorre. Lo hanno raccontato gli amici con cui aveva condiviso la passione per la parola rappresentata, per il teatro, per la magia della “messa in scena”: e lui, a quel tavolo – con Roberto, Francesco e Maria – c’era.

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