Forzature

I Consigli Comunali diventano sempre più faticosi. Per la quantità e la qualità dei punti all’ordine del giorno e per gli orari in cui ci troviamo a discutere argomenti delicati che possono avere ricadute pesanti sulla vita della nostra Castelfranco. Si comincia alle otto di sera, si finisce all’una di notte e oltre.

Nell’ultimo Consiglio Comunale, ci siamo trovati di fronte a due delibere impegnative che peseranno sul futuro della città, della sua qualità urbana e della sua sicurezza. Due delibere che avevamo visto e discusso anticipatamente in Commissione Consigliare e per le quali avevamo chiesto – come Consiglieri di minoranza – una revisione nelle procedure e nell’impatto urbanistico. Bene: le due delibere sono arrivate in Consiglio comunale tali e quali e, senza remore, tutti i consiglieri di maggioranza hanno seguito il Sindaco, alzando la mano senza sentire la minima necessità di motivare le scelte operate.

E così, una casa unifamiliare in centro a Castelfranco diventerà una palazzina di quattro/cinque appartamenti sviluppando una cubatura di oltre 3 metri cubi al metro quadro, senza un piano parcheggi adeguato né la minima possibilità di verde sia pubblico che privato. Un Piano Urbanistico Attuativo – il P.U.A. – avrebbe potuto aiutare a disegnare quell’area migliorando l’inserimento e il contesto con parcheggi e verde: ma la maggioranza ha detto che sì, si poteva chiederlo, ma tutto sommato andava bene lo stesso.

Purtroppo ne sono state fatte ovunque di queste forzature, dal 2012 hanno usato e abusato del “Piano Casa” moltiplicando condomini e metricubi dove prima c’erano solo case con giardino, vedi il Quartiere dei pittori. In Veneto, siamo sul podio per consumo di suolo e l’inquinamento da anidride carbonica e polveri sottili supera, già a inizio anno, tutti gli sforamenti ammessi per legge in 12 mesi. Il Comune pagherà le sanzioni previste, ma cosa vuoi che sia… la salute non è un problema! E neanche le esondazioni, considerando che il Muson è a 100 metri poco più dalla futura palazzina.

La seconda delibera riguarda una ditta che ha acquistato nuovo terreno dal Comune per ampliare la sua attività, insediata dove fino agli anni ’90 c’era l’Istituto Agrario degli anni di Domenico Sartor. Con un problema nuovo, però: è richiesta una deroga che porta il nuovo capannone all’altezza di 20 metri, 18,88 per la precisione. Il nuovo fabbricato sarà un capannone-magazzino grande come un campo da calcio, lungo 100 metri e largo 70, ma alto il doppio delle Zone Industriali. Praticamente un monoblocco da 7 piani alle porte della città, in una zona che doveva essere tutelata.

Quell’area, infatti, facendo parte dello Schema Direttore del Nodo Ferroviario, per il Piano Regolatore del 2004 doveva restare una zona-cuscinetto, che tutelava le abitazioni della Scoa separando l’area industriale di Salvatronda dall’abitato di Salvarosa. Era prevista una edificabilità minima, un totale di 120.000 metri cubi per tutta l’area: oggi ne faranno 140.000 di nuovi solo per questo ampliamento. E non basta, perché sui campi dell’Istituto Agrario questa Amministrazione di metri cubi ne ha calato 700.000. Ciliegina sulla torta, questa deroga viene definita di interesse pubblico: dove l’unico interesse pubblico sono i 142.000 Euro che la ditta verserà al Comune.

Questa è l’eredità che sta lasciando questa greve stagione amministrativa: che finché ha i numeri li fa valere così. Tanto adesso comandiamo noi…

(In foto: l’area dell’ex Istituto Agrario Domenico Sartor, inaugurazione della sede della Protezione Civile, anno 2007)

Maria Gomierato
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Maria Gomierato

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