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NOI LA
CIVICA

I bandi per la Scuola oltre la politica del contingente e del contentino

Il bando Pnrr “Costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici”, scaduto l’8 febbraio, sarebbe stato non una semplice occasione ma l’Occasione, per dimostrare, per una volta, che stiamo agendo a favore delle nuove generazioni. Invece, alla luce di quanto emerso lunedì in Commissione e di quanto dovrà essere chiarito del tutto in Consiglio Comunale, sul come e il perché partecipiamo, potrebbe rivelarsi l’ennesima occasione persa.
L’obiettivo della misura, da avviso, è quello di procedere alla sostituzione di parte del patrimonio edilizio scolastico obsoleto per creare strutture sicure, moderne, inclusive e sostenibili per favorire: i) la riduzione di consumi e di emissioni inquinanti; ii) l’aumento della sicurezza sismica degli edifici e lo sviluppo delle aree verdi; iii) la progettazione degli ambienti scolastici tramite il coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti per incidere positivamente sull’insegnamento e sull’apprendimento degli studenti; iv) lo sviluppo sostenibile del territorio e di servizi volti a valorizzare la comunità.   
Tra i vari aspetti, uno in particolare sottovalutiamo spesso, quando parliamo di scuola da amministratori locali: il fatto che non servano soltanto mense per il tempo pieno e palestre per l’educazione motoria – per quanto indispensabili e preziose –, ma anche aule, aule verdi e laboratori all’avanguardia, perché anche e soprattutto da qui passa la possibilità di dare una svolta alle tendenze negative che vedono primeggiare il nostro paese e che coinvolgono, dunque, anche il nostro territorio. 
Dovrebbe bastare questo per farci interrogare rispetto alla proposta di rifare le scuole di Salvarosa, adducendo come motivazione solo il fatto che in questo periodo di pandemia gli spazi sono limitati. Motivazione debole, visto che il problema, oltretutto, è certamente condiviso anche da altri plessi.
Considerando, inoltre, il fatto che i bambini sono sempre meno a causa di una denatalità ormai strutturale – questione che porteremo presto in Commissione III –; è lecito pensare prima di tutto alla qualità degli spazi, riflettendo proprio sulla necessità di coinvolgere tutti i soggetti interessati per incidere sull’insegnamento e sull’apprendimento. Continuare a pensare solo alla capienza degli edifici e non mettere al centro di ogni valutazione la funzione delle strutture scolastiche è decisamente fuorviante e indizio di cecità da parte di chi governa la città.
Ma, del resto, non è la prima volta che l’interesse è rivolto soprattutto all’edilizia, per gli stabili scolastici, e poco alla funzionalità e al verde. Le aree verdi delle scuole sono sempre più risicate – dalle medie di San Floriano alla primaria di Salvatronda, passando per la scelta di relegare una primaria, la Colombo (in foto quella che era la sua sede), nelle aule di una scuola media come la Sarto, con il suo spiazzo di ghiaino poco a misura di bambino.
Ricordando che gli investimenti finanziati dal Pnrr devono generare rendimenti superiori alle passività sostenute e portare risultati sufficientemente rilevanti, ci chiediamo cosa possa ripagare maggiormente in termini di sviluppo e crescita se non investimenti mirati, diretti e indiretti, a favore delle nuove generazioni.
Si tratta di smettere la politica del contingente e del contentino, di guardare oltre l’orizzonte delle prossime amministrative e oltre l’orticello a cui guardano l’Assessore Filippetto, quando dice che dobbiamo fare qualcosa per Salvatronda solo perché per ogni frazione si è fatta almeno un’opera pubblica; e l’Assessore Pivotti, quando dice che la Scuola è di nostra competenza “fino ad un certo punto”, sottraendo l’amministrazione dalle sue responsabilità all’interno della Comunità Educante. 

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