Perdere un amico è molto doloroso. Soprattutto quando l’amicizia è antica, solida e solidale, senza se e senza ma. E Sergio Sartor aveva amici veri – erano quasi la sua famiglia – e tantissime conoscenze e frequentazioni coltivate nei suoi lunghi anni di partecipazione attiva alla vita sociale e culturale della Città.
Anni di collaborazione come lettore-animatore delle celebrazioni religiose del Duomo di Castelfranco. Non mancava mai la sua presenza la domenica, dove la prima o la seconda lettura e il salmo erano sempre un momento raccolto e partecipato. Abbiamo cominciato così a conoscerci e a frequentarci, tanti anni fa, la domenica con don Antonio Marin, Grazia Stocco e Marilena Palleva e, dopo la Messa delle dieci, due chiacchiere davanti a un caffè, a ragionare, a commentare, a parlare di tante cose. E lui aveva continuato lungamente, sempre disponibile, nel servizio alla comunità parrocchiale.
Poi la scuola: Sergio Sartor era stato prima insegnante di lettere alle Medie e poi per anni un punto di riferimento all’Istituto Agrario e all’Alberghiero Maffioli, dove curava anche la Biblioteca, consigliando e aiutando gli studenti nella ricerca e nella formazione. E c’era il suo grande amore, per i libri e il teatro: una passione grande soprattutto per la ricerca, con autori inesplorati e un sodalizio speciale con Antonio Russello, grande amico e scrittore di romanzi ma anche di testi teatrali, molti inediti, che Sergio Sartor analizzava per condividere con un gruppo di amici appassionati di teatro le sue impressioni e valutazioni.
Nasceva così il gruppo del “Teatro Lo specchio”: si leggeva, si discuteva, si sceglievano i testi. Sempre interessanti le opere rappresentate anche in Teatro Accademico, con la “paziente, puntualissima e suggestiva regia” di Roberto Conte, così la definiva il professor Antonio Russello, e con gli amici che condividevano la sua passione per la lettura e la recitazione: Marilena Palleva, Francesco Bisetto, per un certo periodo anche la sottoscritta (in foto con Sergio Sartor durante una prova). E poi il coinvolgimento di musicisti, con Jeremy Norris o Giorgio Mattis che accompagnavano i lavori teatrali, o con artisti come Vinicio Momoli e Paolo Sbrissa che collaboravano alle scenografie e alla comunicazione.
E poi la sua lunga e apprezzata collaborazione con L’Università della Terza Età, dove Sergio Sartor ha portato la sua passione per la letteratura e per il teatro. Insieme a Marilena Palleva, animava gli incontri dove l’uno presentava autori e testi e l’altro interpretava i brani più significativi, coinvolgendo gli iscritti che frequentavano sempre molto numerosi e ammirati le loro conversazioni.
La vita culturale della nostra città ha perso un testimone di impegno e di passione che lascia davvero un grande vuoto. Anche se sappiamo che il professor Sartor continuerà a vivere nella memoria degli amici e delle tante persone che lo hanno incontrato, amato e stimato: per il suo amore per la cultura e per il suo impegno ma anche per la sua gentilezza e per la sua discrezione.
Maria Gomierato
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