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NOI LA
CIVICA

IOV a Castelfranco

Lettera aperta alla dottoressa Patrizia Benini, Direttrice Generale dello IOV, presentata in Consiglio Comunale il 28 maggio 2021

Gentile dottoressa, è dalla fine del 2020 che noi Consiglieri chiediamo un incontro con i vertici dello IOV e dell’ULSS – Lei ancora non c’era – per confrontarci sulla situazione che si è venuta a creare a Castelfranco con la progressiva consegna dei nostri reparti ospedalieri all’Istituto Oncologico.

Credo che l’eco dei disagi e anche delle polemiche sia comunque giunto anche a Lei dopo aver raggiunto sicuramente il Suo predecessore dottor Roberti che non abbiamo però avuto l’opportunità di incontrare – col DG Benazzi – nonostante le ripetute richieste e l’accettazione di vari rinvii. Colpa del COVID… ma non solo del COVID, di questo siamo certi. Quindi La ringraziamo per la disponibilità dimostrata.

Lei è venuta recentemente a Castelfranco per l’inaugurazione del robot Da Vinci, un gioiello che va ad arricchire una dotazione tecnologica all’avanguardia. Però da decenni tecnologie d’avanguardia caratterizzano il presidio ospedaliero castellano. E lo dico con orgoglio e con riconoscenza verso gli amministratori che avevano creduto nel valore della salute come diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Con riconoscenza verso i tanti medici, specialisti e professionisti straordinari, che avevano fatto crescere nel tempo la nostra struttura e i servizi ai cittadini arrivando a consolidare un’eccellenza con ottocento anni di storia alle spalle.

Perché – noi – gli effetti speciali li avevamo avuti fin dagli anni ’70, con la TAC e poi la prima PET presente in Italia proprio nel nostro ospedale grazie a un Primario di Medicina Nucleare come il dottor Ferlin, e poi negli anni 2000 con un chirurgo come il dottor Sartori, che faceva lezione agli Stati Uniti con il robot installato a Castelfranco e il dottor Traldi che aveva fatto di Castelfranco un riferimento in Italia per le malattie del sangue e per le cure agli emofilici. E tante altre figure professionali straordinarie, che avevano fatto crescere la nostra struttura e la sua reputazione.

Ma avevamo ancora un problema da risolvere. Nel 2000, quando ero stata eletta sindaco a Castelfranco, il monoblocco era uno scheletro di cemento e acciaio, la più grande incompiuta del Veneto, allora sì un “cadavere eccellente”. Finiva tutti gli anni fra le “grandi incompiute” che Panorama pubblicava. I vari servizi erano dislocati ancora fra la vecchia struttura e la piastra, unica parte in funzione, e la sfida del completamento doveva essere raccolta. Tutti i 30 sindaci del territorio ex ULSS 8, di tutti i colori politici, ci avevano creduto e insieme avevano vinto. Nel 2010, grazie a un project financing gestito dal DG Gino Redigolo, premiato anche al Forum della PA di Roma nel 2009, lo scheletro era diventato “il gioiello” della sanità del Veneto, così come l’aveva pensato Domenico Sartor, sindaco e onorevole castellano dagli anni ’50, uno dei Padri Costituenti.

Ma – dopo il 2010 – gli ottocento anni di storia del “nostro” ospedale, sono stati archiviati dalle scelte politiche. E’ stata consegnata alla Regione una “nostra” eccellenza, con tecnologie e operatori eccellenti: così la Regione ha risolto i suoi problemi di spazi e di soldi necessari per lo IOV, a spese dell’assistenza e delle cure di noi cittadini di Castelfranco e dell’ex ULSS 8. Questa è la realtà.

Lo IOV sarebbe stato un valore aggiunto per Castelfranco e per tutto il territorio ma doveva arrivare a Castelfranco in addizione e non in sottrazione.

Invece uno alla volta abbiamo perso i nostri servizi, perché tutti i nostri reparti hanno cambiato solo l’etichetta: IOV anziché ULSS 2. Parliamo di Gastroenterologia, Anatomia patologica, endoscopia, anestesia e rianimazione, oncologia, varie chirurgie, medicina nucleare, urologia, ematologia, gruppo operatorio, terapie intensive, poliambulatori… E ha completamente chiuso ortopedia. Avevamo 300 posti letto e siamo rimasti con 165, il più piccolo ospedale della Provincia.

Questo territorio ex ULSS 8 ha 250.000 abitanti: due ospedali con 300 posti letto ciascuno erano il minimo sindacale, erano i 3 PL ogni 1000 abitanti previsti dalla normativa del SSN. Invece ora siamo a 1,7 PL/1000 abitanti, e si vede e si sente… e si è visto ancora di più con la pandemia… e continuerà a vedersi alla prima nuova emergenza…

E non possiamo leggere sulla stampa che Montebelluna adesso chiede l’AMPLIAMENTO alla Regione, con l’assistenza di un Consigliere regionale di Castelfranco. Capiamo il sindaco di Montebelluna, ma non un Consigliere regionale che dovrebbe chiedere garanzie e restituzioni per il nostro ospedale. Per restituire il minimo vitale all’ospedale generalista: l’aumento delle sale operatorie e delle terapie intensive qui, l’adeguamento dei posti letto qui: il Recovery Fund ha garantito risorse proprio per migliorare la sanità. E il parcheggio a Castelfranco c’è.

Noi auspichiamo che Lei dott.ssa Benini si faccia interprete delle nostre istanze – anche presso il DG dell’ULSS 2 e la Regione Veneto – nell’interesse di tutti: di una realtà importante come lo IOV così come dell’Ospedale generalista, perché se non ci sono disservizi e liste di attesa infinite, migliora la qualità del lavoro e della vita per tutti.

Vogliamo tutti che “Castelfranco sia un bellissimo esempio di sinergia in sanità” come da Lei dichiarato. Ma oggi questa non è la nostra percezione.

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