Istituti superiori e Conservatorio, patrimonio della Città

Nel Documento Unico di Programmazione della Giunta, anni 2024-2026, non si parla solo di scuola dell’obbligo: si parla anche di Istituti Superiori e di Università, in particolare dell’Università della Musica, il Conservatorio Steffani. Non si tratta di “scuole comunali” ma queste strutture sono “Castellane”, alcune da molti decenni, e quindi le consideriamo giustamente un patrimonio “nostro”.

Scuole che hanno fatto anche la fortuna del nostro Comune, attraendo giovani che hanno poi continuato a frequentare la Città per lavoro o per altri servizi culturali o sociali. Una ricchezza vera e che va salvaguardata perché senza scuola non c’è futuro.

Aveva guardato lontano, l’Onorevole Domenico Sartor, Padre Costituente ma soprattutto lungimirante. Perché – nel secondo dopoguerra – aveva dato il via all’insediamento di Istituti Professionali che potevano fare la differenza, formando i giovani all’agricoltura, allo sviluppo industriale, ai servizi legati sia al commercio che alle imprese e poi alle attività alberghiere e sociali. E – nella veste di Sindaco – considerò la spesa per la costruzione dei fabbricati scolastici e per la loro gestione, un investimento nel futuro

Si può dire che fino alla Legge 23 del 1996, anno in cui i Comuni dovettero cedere alle Province gli Istituti Professionali, Castelfranco seppe gestire in proprio un sistema scolastico di cui ancora oggi la città gode i frutti, con un patrimonio di circa 6.000 studenti che frequentano ogni anno le nostre scuole superiori. Un patrimonio che però comincia a correre più di qualche rischio.

Perché questo patrimonio va difeso e salvaguardato con una presenza vigilie e costante dell’Assessore e del Sindaco alle Assemblee d’Ambito, nei momenti in cui la Provincia decide se e dove istituire nuovi corsi o se ampliare o ridurre l’offerta formativa. Esserci o non esserci fa la differenza, come avevamo visto nel 2009, quando partiva ad esempio – proprio a Castelfranco – il primo Liceo Musicale della provincia.

E’ importante poi, per non perdere la competitività sul territorio, essere vigili sulle esigenze di spazi e di servizi: nuove aule dove servono ma anche un servizio di trasporto scolastico che – oltre a godere di un nodo ferroviario come il nostro – preveda i trasferimenti da e per la stazione ferroviaria. Anche per questo è indispensabile che si acceleri la realizzazione della stazione degli autobus accanto a quella dei treni come previso fin dal 2005/2006. Il Terminal bus ancora in stand by è una ferita aperta e un danno per la città, e non solo per gli studenti.

E il Comune – anche se non è di sua stretta competenza – dovrebbe collaborare ove possibile per far incontrare domanda e offerta di lavoro. Sappiamo quanto sia un grosso problema di questi anni la difficoltà a reperire figure professionali – soprattutto tecniche – necessarie alle aziende di questo territorio, ancora fortunatamente dinamico dal punto di vista artigianale e industriale.

La notizia della diminuzione di iscritti all’IPSIA Galilei, che non ha raggiunto i 600 studenti ed è stato accorpato all’ITIS Barsanti, è una bruttissima novità e dovrebbe allarmare anche il nostro Sindaco. Perdere l’autonomia – per un Istituto scolastico – significa perdere un poco l’anima, la sua specificità, il suo know-how e le caratteristiche peculiari della sua offerta formativa. La focalizzazione oggi è quanto mai importante ed è un grave errore non creare meccanismi di salvaguardia con un supporto anche del Comune all’orientamento scolastico e con l’attenzione alle famiglie e ai giovani che, fra la seconda e terza media, scelgono il loro percorso. Se sta succedendo questo, significa che il territorio non ha vigilato in modo tale da cogliere i segnali d’allarme e contrastarli.

Un discorso delicato anche in riferimento al grande tema della denatalità. L’Istat prevede 10 anni in picchiata, con la Marca che perderà in 10 anni circa 25.000 giovani: qualche timido segnale di ripresa a partire dal 2038 (Gazzettino, 11 gennaio 2024). Il calo delle nascite sta impattando sulle elementari, si cominciano a vedere segnali alle medie e da qui alle superiori il passo è breve. Per questo dobbiamo vigilare ed operare in controtendenza: con azioni concrete, con incontri con scuole e associazioni di categoria, con messaggi alle famiglie. Perché altrimenti è inutile scrivere fra gli obiettivi del Documento di programmazione 2024-2026: “Mantenimento di tutti i plessi di scuola primaria e secondaria presenti, degli Istituti Superiori e del Conservatorio”. Se non si passa dalle parole ai fatti, l’ultimo blocco aule previsto per l’Istituto Nightingale e per il Giorgione – di cui non ci dimentichiamo – diventerà superfluo. O stiamo aspettando proprio questo? In nome del “risparmio”?

Maria Gomierato
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