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NOI LA
CIVICA

La Grande Bonifica

In questi giorni sui social si parla di Borgo Treviso, del C6. Internet è uno strumento a due facce, come un martello, che in mano a un bravo falegname crea opere d’arte ma in mano a un “bambino” può provocare danni enormi. Questo è il motivo per cui intervengo raramente, perché l’uso distorto e la manipolazione sono sempre dietro l’angolo. Ma ora si parla del cantiere della zona “ex Fram-ex Carlon Legnami” definito ironicamente “la grande bellezza”. Allora serve un po’ di storia per chi non conosce i fatti e gli atti.

Prima di parlare di “grande bellezza” è necessario parlare di “grande bonifica”. Probabilmente la più grande bonifica effettuata in Veneto negli ultimi 30 anni. L’area di cui parliamo era coperta fino al 2009 da una distesa di capannoni: 90.000 metri quadri, in foto, con coperture di cemento-amianto ormai deteriorate, che occupavano la metà della superficie: una bomba a orologeria perché le fibre di amianto sono cancerogene e cominciavano a sbriciolarsi. Il resto del terreno era coperto da asfalto e in parte occupato dalle cataste di legna della “Carlon Legnami” e dal suo inceneritore.

Era necessario un piano di risanamento, un Piano di Riqualificazione Urbana e Ambientale (PIRUEA) che era previsto fin dal 1990, quando il Comune aveva deliberato la riclassificazione delle aree industriali del Borgo Treviso, ormai circondate da aree densamente abitate. Lì c’era la “Pettinatura Italica”, dove ora si trova il complesso che ospita la sede della Confartigianato, a sud del pavesino, realizzato fine anni ’90. Lì c’era la “Shoe Elvir”, proprio in curva, a ovest del Pavesino, dove adesso c’è il nuovo complesso residenziale avviato sempre in quel periodo. Due situazioni risolte, mentre era rimasta l’area più grande e più complessa da gestire.

Dal 1990 c’erano stati vari tentativi di riconversione dell’area, con proposte di diversi progettisti, fino a che, nei primi anni 2000, i diversi proprietari avevano affidato l’incarico all’architetto Pluti, per un progetto di riconversione urbana dell’area industriale oramai consolidata nella zona di Salvatronda. La proposta è stata rivista più volte in Comune durante quegli anni, proprio per portare le massime garanzie di rispetto ambientale, di sicurezza per la mobilità, di spazi destinati a verde e per garantire per prima la bonifica che era un problema enorme.

L’accordo con le proprietà, ha portato due risultati: l’intesa per la Grande Bonifica, 90.000 metri quadri, un’operazione forse dieci volte quella delle “big bag” della Stazione Ferroviaria, e lo spostamento della Falegnameria Carlon lungo la ferrovia per Padova, con un binario dedicato. 

Il risultato finale è stato quello di un PIRUEA che prevede, su una superficie totale di 91.787 mq, solo 14.546 mq di superficie edificata, contro gli oltre 45.000 mq dei capannoni di prima, coperti di amianto. E poi 53.158 mq di verde fra pubblico e privato, con tutti gli interventi di interesse pubblico effettuati prima di edificare un solo metro cubo. Ora abbiamo infatti il “Parco delle rose”, le strade interne ed esterne, le rotatorie anche sopraelevate per avere percorsi ciclabili sicuri, marciapiedi e parcheggi. Tutto realizzato dai privati che hanno completato da qualche anno il primo intervento lungo il pavesino e che stanno attuando il secondo stralcio.

Devo precisare che il progetto adottato negli anni 2000 dalla Giunta Gomierato prevedeva soltanto l’approvazione del PIRUEA e non il progetto architettonico. Quello è stato approvato dalla Giunta Dussin, può piacere o non piacere ma non l’abbiamo approvato noi. Spero soltanto che, con il loro Piano Casa, non abbiano aggiunto metri cubi anche lì.

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