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NOI LA
CIVICA

La piscina giusta nel posto sbagliato

I tecnici che hanno redatto il progetto definitivo della nuova piscina l’hanno presentato in videoconferenza alla Commissione Consigliare. E’ stato un incontro molto utile perché sono stati forniti tanti dettagli tecnici, dato che il bando di gara questo prevedeva: elaborare il progetto definitivo di un impianto natatorio, che contemperasse servizi adeguati interni ed esterni alla piscina, da coniugare con la sostenibilità economica nella gestione del servizio.

Ci hanno illustrato un progetto interessante, un grande volume che si sviluppa su due piani, una piscina regolamentare anche per gare, un’area benessere al primo piano, un bar fruibile all’interno e all’esterno dell’impianto e un ampio spazio esterno per la piscina e le zone relax. Un progetto presentato con professionalità da un giovane ingegnere, Carlo Zanchetta, che abbiamo tutti apprezzato. Sul progetto dal punto di vista tecnico nessuno ha trovato da ridire, a parte il costo, che dalle anticipazioni dell’assessore risulta molto elevato e che, secondo quanto detto dal progettista, non garantisce comunque tutta la copertura dei costi dell’impianto.

Ma il problema è politico, cioè la scelta politica di realizzare una mega struttura in centro a Castelfranco, a ridosso delle mura e di Piazza Giorgione. La piscina giusta nel posto sbagliato. Perché oltre alla sostenibilità economica c’è anche quella urbana e sociale.

Perché si tratta di un grande impianto, un volume imponente che si aggancia al Palazzetto creando una barriera visiva a ovest del centro storico, togliendo respiro a questa area della città. Una città che ha la sua storia, le sue stratificazioni e i suoi equilibri e che va rispettata. Abbiamo metabolizzato in cinquant’anni il grande volume del Palazzetto anche grazie al verde, all’area scoperta degli impianti sportivi e parrocchiali che lo circondano. Grazie al Parco dei Marinai d’Italia, alla rotonda, ai campetti e a una piscina che si sviluppa sul piano terra e quindi non è invasiva con il suo ingombro.

Ora, immaginare un cantiere che alla fine ci consegnerà una grande barriera, fa pensare più ai costi che ai benefici. Perché l’indotto per il centro, di cui qualcuno ha parlato in commissione, è più di traffico che di clienti. Pensiamo solo alla viabilità, ai parcheggi necessari e agli accessi da via Redipuglia o da via Podgora o da Piazza Giorgione: un traffico indotto che, in occasione di competizioni sportive, rischia di essere un aggravio di gas di scarico in una situazione già compromessa dall’inquinamento. In nessuna città i grandi impianti sportivi si fanno in centro: in centro si fanno le aree verdi, i parchi o gli impianti light, quelli per lo sport amatoriale. E quindi anche i campetti di pallavolo o la pista di atletica, o una piscina fitness per la città, per i bambini, i giovani, le scuole, gli anziani. Questo è a misura di città, a misura d’uomo.   

Per cui, questa bella piscina, questo impianto natatorio facciamolo, una città di 33.000 abitanti lo può sostenere: ma facciamolo da un’altra parte. Facciamolo dove ci sono spazi, strade, parcheggi e non ingorghi di traffico. Facciamola a Salvarosa vicino agli impianti sportivi, l’area di proprietà comunale c’è; facciamola vicino alla rotatoria di Nani Ferro, anche lì c’è una parte di area comunale. Facciamola anche all’ex Foro Boario, se volete, prossima anche alla Stazione Ferroviaria, e chissà che con la prosecuzione della Metropolitana di Superficie, come auspicava anche l’ingegner Zanchetta, l’impianto possa diventare interessante e raggiungibile per un’area più vasta e connessa da un servizio ferroviario cadenzato e frequente. Questo è il salto di qualità che noi ci aspettiamo, per la qualità dell’aria e della vita. Per la sostenibilità.

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