L’Ospedale che non c’è

Lo chiediamo per decenza e per rispetto di tutti noi cittadini “utenti” dei servizi socio sanitari. Cittadini, non sudditi, o sprovveduti, ai quali non si può continuare a promettere, ad annunciare, si farà… a fine anno, entro due mesi, dopo l’estate e via andando. Basta annunci.

Anche in questi giorni sulla stampa viene “annunciato” di nuovo l’Ospedale di Comunità di Castelfranco, 30 posti letto supertecnologici: con l’intelligenza artificiale che entrerà in reparto e faciliterà il monitoraggio dei pazienti. Ma come? Il decimo piano dell’ospedale è ancora vuoto, il reparto non c’è e viene annunciata la sperimentazione delle nuove tecnologie proprio in quel reparto?

Bella novità per un servizio che è “annunciato” da oltre 10 anni, perché la delibera della Giunta Regionale è del 2012.  E c’era anche la data di inizio lavori: OTTOBRE 2019. Sono passati 4 anni e tutto è ancora sulla carta… dei giornali! Basta annunci.

Nella Commissione Sanità del 12 giugno scorso, come Consiglieri avevamo espressamente chiesto un punto all’ordine del giorno: volevamo sapere quale esito avesse avuto la richiesta – fatta all’unanimità da maggioranza e opposizione nel Consiglio Comunale del 30 novembre 2022 – di una revisione della programmazione regionale per rispondere ai tanti ritardi e ai tanti disagi che la situazione del “nostro” ospedale ci costringe a subire, sia per visite che per esami che per interventi.

Ebbene, la risposta del Sindaco è stata questa: siamo andati in Regione a gennaio, ci ha ricevuto l’Assessore alla Sanità e, in merito alle nostre richieste, ci ha detto che le tabelle regionali non si toccano. Non sono previste restituzioni di reparti né conferme per le chirurgie. E l’appalto per la radioterapia, anche quella annunciata innumerevoli volte, è ancora fermo: ancora per quanto? Praticamente porte sbarrate e chiusura totale da parte della Regione Veneto.

Allora diciamo basta. Basta agli annunci: dite le cose quando sono fatte, pronte, utilizzabili, “messe a terra” come vi piace dire. Ne abbiamo abbastanza di promesse disattese e di una sanità che nella nostra regione scandisce numeri che parlano da soli: 233.000 – duecentotrentatremila – visite in attesa a metà maggio: in galleggiamento, scrivono in Regione. E l’unica riduzione delle liste c’è perché chi può si rivolge al privato e paga.

“La sanità pubblica rischia il caos” dichiara il Presidente della Fondazione Gimbe che analizza i ritardi della sanità pubblica “così finiamo nelle mani dei privati”. E’ quello che sta succedendo anche a casa nostra dove “paroni” non siamo più.

Maria Gomierato
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Maria Gomierato

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