Oggi la stampa ha dato grande risalto alla situazione di grave sofferenza dell’ospedale San Valentino di Montebelluna che non riesce più a far fronte alle necessità di intervento come ospedale generalista data la pressione di numeri che per i medici sono insostenibili. L’emergenza Covid ha portato infatti alla saturazione delle terapie intensive e le sale operatorie sono bloccate per ogni intervento legato alla traumatologia, che deve afferire ormai solo a Montebelluna, avendo chiuso a Castelfranco.
Voglio esprimere tutta la mia solidarietà ai medici di Montebelluna e a tutti i malati della nostra area che devono sopportare i disagi e i rischi per la salute dovuti a questa situazione e a tutti coloro che subiscono rinvii di interventi e cure.
Questo è il disastro che personalmente sto denunciando da anni e che è stato al centro della campagna elettorale della lista “Noi la Civica”. Le necessità di cura di un bacino di 240.000 abitanti non può essere coperta adeguatamente da un solo ospedale tarato su 120.000 abitanti. Con l’emergenza Covid la necessità di una assistenza adeguata anche a tutti gli altri cittadini è emersa prepotentemente e i 2 posti letto per mille abitanti non sono più accettabili: se la normativa ne prevede 3 per 1000 le buone ragioni oggi si capiscono benissimo.
Ebbene, con i fondi europei per la Sanità, ora la Regione Veneto ha la possibilità di restituire alla nostra area della Destra Piave la capacità di assistenza e cura a cui ha diritto. Servono i posti letto che sono stati tolti ai reparti di chirurgia, serve l’aumento delle sale operatorie e serve l’aumento delle terapie intensive. Serve reintegrare l’organico di medici e infermieri, serve ripristinare la dotazione di apparecchiature chirurgiche che sono state dismesse. Nessuno pensi più di eliminare i 20 posti di chirurgia rimasti: c’è la scadenza: il 31 dicembre l’ULSS2 deve decidere che vuole una sanità sicura per la nostra area, rispettosa dei parametri previsti dal Sistema Sanitario Nazionale.
Il monoblocco di Castelfranco ha enormi potenzialità, può dare ospitalità allo IOV senza dover rinunciare ad assistere noi cittadini del territorio.
I nostri medici stanno chiedendo la “zona rossa” perché i nostri ospedali non hanno spazi sufficienti. Con tutte le conseguenze socio-economiche del caso. Una decisione come questa peserebbe come un macigno su chi ci governa, sarebbe una responsabilità grave ed enorme, speriamo che ai piani alti ne siano consapevoli e agiscano di conseguenza.
Siamo arrivati impreparati alla seconda ondata del Covid e la stiamo pagando già cara con tanti malati e tante attività economiche in ginocchio. Non arriviamo impreparati alla possibile terza ondata, le analisi degli studiosi la prevedono. Attrezziamo i nostri ospedali in modo da non far mancare assistenza e cura a tutte le altre patologie che comunque devono essere seguite, non arriviamo di nuovo a trascurare malati solo perché chi ci governa non ha avuto la capacità di prevedere e prevenire. Il tempo c’è, la possibilità c’è perché i fondi straordinari adesso ci sono.
Maria Gomierato
21 novembre 2020
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