Perdere la Memoria

“Cancel culture” anche a Castelfranco?

Non so se ho capito bene, spererei anche di no, ma il secondo incontro “Intorno al Fregio” – organizzato ieri dal Comune nella sala lettura della biblioteca – mi ha lasciato una sensazione di straniamento che non è nuova per me in questi anni ma che ieri sera non mi aspettavo. E temo non fosse dovuta solo al collegamento da remoto, che non funzionava bene rendendo tante frasi quasi incomprensibili. C’era qualcosa d’altro.

Conoscevo i relatori, il professor Augusto Gentili e il professor Silvio d’Amicone, due studiosi di Giorgione che avevo incontrato più volte – anche per collaborazioni – nei primi anni 2000, quando ero Sindaco e Giorgione era stato al centro di molte iniziative del Comune di Castelfranco, se non il fulcro.

In questo secondo incontro del 2022, è stato presentato un libro molto bello sul Fregio di Casa Giorgione. Questo affresco – unico nel suo genere – era stato al centro dell’intervento di restauro e di un progetto museale di circa 15 anni fa, quando Casa Giorgione, per deliberazione di Giunta e Consiglio Comunale, era diventata la porta d’accesso alla “lettura” di questo grande artista, della sua terra e del suo tempo. Qualcuno se lo ricorda?

Un restauro reso possibile dall’intervento della Fondazione Cassamarca di Dino de Poli che aveva sostenuto il progetto di consolidamento e adeguamento alla migliore fruizione. Un’azione avviata da Bruno Marchetti, sindaco degli ultimi anni ’90, che aveva ottenuto dalla Regione, allora proprietaria del bene, la “restituzione” di Casa Giorgione alla Città. Ricordo bene quei momenti, avendoli seguiti da vicino come Assessore alla Cultura e Vicesindaco di Castelfranco, nella massima collaborazione col dottor Trevisanato, funzionario Regionale che curava questo passaggio.

E ricordo bene anche l’ultimo incontro con Dino De Poli nella sede di Fondazione quando, da Sindaco, chiedevo che – oltre al restauro della “casa” – venisse realizzato anche il restauro del Fregio. Non poteva fermarsi al “guscio dell’ostrica” abbandonando la “perla” al suo destino. E così erano arrivati i settantamila Euro in più, che avevano restituito anche al Fregio la sua freschezza e il suo fascino misterioso.

A questo primo importante intervento, alla fine del primo decennio del 2000 era seguito il secondo: l’allestimento del Museo Casa Giorgione, inaugurato nel 2009. Curata dall’architetto Danila da Pos con lo Studio Dal Pias, l’introduzione al mondo di Giorgione si disvelava con un sapiente accompagnamento alla lettura del Fregio. Fin dalle prime sale, si entrava infatti in un contesto fatto di arte e di scienza, di astronomia e di astrologia, di matematica e di filosofia, di medicina e di musica, di guerra e di pace. Dove la sala del Fregio, alla fine del percorso, diventava un “sancta sanctorum” misterioso e inviolabile.

Il Museo è stato l’omaggio della Città al suo massimo artista nelle celebrazioni del quinto centenario della morte, omaggio che si concludeva nel 2010 con la grande Mostra a lui dedicata, curata da Enrico Maria dal Pozzolo, Antonio Paolucci e Lionello Puppi. La seconda mostra più visitata in Italia, 140.000 visitatori e un grande successo sul piano culturale, turistico ed economico. Qualcuno la ricorda? Ci sono ancora i banner del 2010 appesi a qualche palo dell’illuminazione pubblica, comunque…

Nel catalogo, i contributi dei maggiori studiosi di Giorgione con un importante interessantissimo saggio sul Fregio, scritto proprio dal professor D’Amicone. Dove si possono ritrovare i temi oggetto anche di un altro suo saggio, “I cieli di Giorgione”, e sottolineati proprio ieri sera nel secondo incontro intorno al Fregio. Ma raccontati come se fosse la prima volta.

E allora la “cancel culture”, che aveva colpito le teorie astrologiche del tempo di Giorgione, vittime del metodo scientifico galileiano, forse ha colpito anche qui. “Damnatio memoriae”, dicevano i latini, cancellazione della memoria: prima di questo, nulla. E oggi ci hanno oramai assuefatti a vivere il presente, l’attimo, la vita in un tweet, in quel messaggio breve e istantaneo, reazione e comunicazione emotiva che risolve tutto nello spazio di un attimo. Tutto così semplice. E due minuti dopo tutto è già archiviato – anzi – superato e dimenticato.

E il senso di straniamento persiste. Confidando che si sciolga nel momento in cui la registrazione degli interventi mi dica che avevo solo capito male.

Maria Gomierato
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Maria Gomierato

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