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NOI LA
CIVICA

Più verde per tutti

Parco Bolasco: “museo a cielo aperto” o parco fruibile, con determinate regole, anche dalla cittadinanza? Parchetto di quartiere Abruzzo: il viale del ricordo o il campo da calcio? Piscine: dobbiamo per forza rinunciare al parchetto di Via Redipuglia? Credo non sia difficile capire che le questioni sollevate in queste settimane hanno in comune anche la richiesta di più verde e più spazi all’aperto, fruibili per tutti.

Parto dal dire che della proposta avanzata di recente da una nostra concittadina per parco Bolasco mi è piaciuta soprattutto l’idea di pensare a iniziative di educazione ambientale, a corsi rivolti ai bambini per riconoscere o dipingere le piante, ecc. in collaborazione con realtà e associazioni del territorio, oltre all’ampliamento degli orari di fruizione. Non mi sembrano iniziative irrispettose del luogo, anzi, permetterebbero di far conoscere in primo luogo ai castellani quello che Castelfranco custodisce di unico e prezioso; e il Comune può certamente trovare la giusta formula di collaborazione con l’Università.

Poi, come detto più volte, anche altri luoghi andrebbero tenuti aperti di più e con maggior “coraggio”. Ho nominato la biblioteca comunale perché si pensi di aprire la Sala Ragazzi anche il sabato mattina e perché si tengano aperte di più le aule studio per gli studenti delle superiori e gli universitari; ma, restando al tema del post, la vera “rivoluzione” sarebbe pensare a uno spazio all’aperto anche per la biblioteca stessa, e non solo in considerazione del periodo che stiamo vivendo. Non sarebbe bello trovare un accordo, una collaborazione, per una qualche area non lontana, lungo o dentro il castello?

E, ancora, provare a rendere maggiormente fruibili alcuni stabili e aree verdi di quartieri e frazioni? Anche pensando alla disponibilità espressa di recente da alcuni cittadini attivi (penso, ad esempio, a S. Andrea O/M), e senza riaprire la ferita parlando del potenziale di Villa Balbi.

Pur nella varietà delle progettualità a cui si potrebbe pensare, mi sembra che il bisogno di ampliare aree verdi e spazi pubblici, decorosi e liberamente accessibili, di prossimità, sia quanto emerge, appunto, anche dalla diatriba in corso sul parco di quartiere Abruzzo.

Sarà banale, ma offrire opportunità di questo tipo serve anche a creare senso di appartenenza alla comunità e, certamente, presidiare questi luoghi, animarli con l’aiuto di gruppi e associazioni, responsabilizza e educa a valorizzare e rispettare gli spazi comuni, a evitare che diventino zone degradate e poco sicure.

Chiudo dicendo che anche quest’anno a scuola stiamo affrontando gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. L’undicesimo, ad esempio, su “città e comunità sostenibili”, al sottopunto 11.7, dice “entro il 2030 fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili”… E ogni tanto mi chiedo se quello che raccontiamo o che sogniamo sia poi effettivamente a portata di mano o quantomeno una strada che ci stiamo sforzando di percorrere. Forse in Consiglio, in Commissione e nei social, per chi siede tra i banchi della maggioranza sviare domande e rispondere con qualche frase fatta è facile; ma tra i banchi di scuola, vi assicuro che è molto difficile, forse impossibile, mentire.

A mio avviso, non dobbiamo solo salvare il parchetto di Via Redipuglia o risolvere la “questione” del quartiere Abruzzo… ma cominciare a mappare e ampliare le aree verdi, farne “sistema” e incentivare la gestione condivisa anche degli spazi pubblici all’aperto, per valorizzarli e restituirli alla cittadinanza: cominciare ad essere coerenti con tanti slogan e obiettivi.

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