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NOI LA
CIVICA

Sogni e realtà

Parliamo di Castelfranco ma anche del Veneto e parliamo di mobilità, connessioni, trasporti. Leggiamo in queste settimane – sulla stampa – di bilanci annuali e di programmi futuri, anche con annunci mirabolanti ai quali la politica sta cercando di assuefarci da anni. Perché un annuncio è già una notizia e più fa rumore più dis-trae dalla realtà e s-via l’attenzione.

Parliamo dei programmi che la Regione squaderna con interviste e conferenze stampa legate ai trasporti, giocando di sponda con il Pnrr. Veniamo così a sapere che il Veneto sarà il primo territorio in ambito europeo nel quale si sperimenteranno i treni a levitazione. La Regione ha firmato il 30 dicembre un accordo con C.A.V., Concessioni Autostradali Venete, e ANAS – quindi società pubbliche che usano soldi pubblici, i nostri – per uno studio di fattibilità propedeutico alla realizzazione di un treno capace di viaggiare a oltre 1000 km/ora muovendosi dentro a un doppio tubo sopraelevato. Praticamente in un’ora poco più possiamo andare da Venezia a Reggio Calabria.

Bene: di questi treni supersonici c’è solo una sperimentazione a Tolosa, in Francia e al porto di Amburgo ma secondo l’Assessore Regionale ai trasporti noi possiamo essere i primi a “mettere a terra” (o meglio “per aria”) un tratto che potrebbe essere quello Venezia-Padova. Facendo viaggiare a 1000 km l’ora le persone o le merci. Bene, guardiamo al futuro e candidiamoci pure a fare investimenti miliardari su questi progetti: non saremo mai contro la ricerca e la sperimentazione. Ma mentre aspettiamo che questi sogni diventino concreta realtà, continueremo a soffrire – e a morire – sulle nostre strade intasate, sui nostri treni accalcati o fermi ai passaggi a livello chiusi?

Qui la novità è arrivata con la Befana che ci ha portato, pare, il finanziamento dell’alta velocità sulla tratta ferroviaria Padova-Bologna, che passerà da due a quattro binari. Con la buona notizia che saranno eliminati anche tutti i passaggi a livello del tratto veneto, mentre tutti quelli tra Ferrara e Bologna erano già stati tutti eliminati. Quindi le aree intorno a Padova e Rovigo saranno finalmente messe in sicurezza, come prevedeva anche il grande disegno della Metropolitana di Superficie avviato nel 2001.

Peccato davvero che in quel progetto di Sistema Ferroviario Metropolitano la Regione non abbia più creduto e investito. Fermarsi al primo stralcio, quello Venezia-Padova-Castelfranco, peraltro ancora non completamente attrezzato, ha davvero bloccato un progetto strategico che poteva fare del Veneto la prima regione d’Italia ad essere connessa come una grande area metropolitana, con ricadute sulla sicurezza stradale, sulla diminuzione delle auto sulle strade e sulla eliminazione delle soste ai passaggi al livello.  

Constatiamo purtroppo che anche nei progetti legati al Pnrr non compare minimamente il tema della Metropolitana Regionale. E’ scomparso dai radar dei nostri Consiglieri Regionali e dei Parlamentari Veneti che non vi fanno più cenno, di fatto sancendo la vanificazione dei costi ingenti che la Regione aveva fin qui affrontato. E accettano stazioni ferroviarie attrezzate e parcheggi scambiatori deserti, regno di erbacce o di rifiuti. Oramai ne parlano ancora soltanto i rappresentanti delle Associazioni di Categoria che ne avevano ben compreso la portata, qualche Consigliere Comunale anche a Treviso (8 gennaio 2022 sulla Tribuna) e ne parliamo spesso anche in Consiglio noi a Castelfranco, avendone apprezzato le ricadute sul territorio rispetto a sicurezza e miglioramento della mobilità, con 7 passaggi a livello eliminati sugli 11 esistenti.

Non cogliere una opportunità come quella del Pnrr per chiedere fondi per il completamento del SFMR su tutte le direttrici ferroviarie regionali, la consideriamo una omissione grave e un rilanciare la palla in tribuna con sogni di là da venire. Privando il territorio delle risposte urgenti che sarebbero state realizzabili con un progetto – quello sì “visionario” – dalla tempistica cadenzata e certa.

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