La più grande incompiuta del Veneto a trazione leghista, il SFMR – Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale – ha ricevuto l’ennesimo colpo a tradimento. E stavolta, oltre alla firma di Zaia, c’è anche quella di Salvini. Che per “salvare” alcuni progetti ne affossa altri con una informativa dell’8 giugno scorso. Sono passati oltre 2 mesi e lo veniamo a sapere dai giornali, benemerita stampa.
Il raddoppio della linea Maerne-Martellago sulla tratta Venezia-Castelfranco, finanziamento 277 milioni di Euro già “allocati” e attesi dal 2001, necessari a eliminare l’ultimo tratto a binario unico, è stato cassato, cancellato, soppresso per trasferire il finanziamento ad altri collegamenti. Decisione che “ha già sollevato un vespaio” a centro-sud ma che non sappiamo se abbia prodotto qualche reazione a nord-est.
Ebbene noi vogliamo sapere a chi è stata trasmessa l’informativa e quali sono state le reazioni di politici e amministratori pubblici che l’hanno ricevuta. Se hanno abbassato la testa con un “Signorsì” o se hanno mosso almeno un dito.
Vogliamo sapere in base a quali criteri è stata ritenuta “non urgente” un’opera che è fondamentale per il completamento del primo – e ultimo, purtroppo, per scelta della Regione Veneto – stralcio di un nuovo Sistema Ferroviario, il SFMR, che avrebbe rivoluzionato il sistema dei collegamenti regionali portando sicurezza stradale e ambientale, oltre che velocità e miglioramento nelle ferrovie, in un Veneto sempre più congestionato e inquinato.
Vogliamo sapere perché continua ad essere penalizzata nelle connessioni quest’area del Veneto centrale, nonostante le richieste di associazioni, cittadini, imprese, scuole, famiglie, lavoratori e turisti. Una realtà sociale ed economica che continua a ricevere porte in faccia da un sistema politico che sceglie in base ad altre logiche nelle quali razionalità e bene comune sono difficilmente rintracciabili. L’alta velocità premia altri territori, i collegamenti veloci ci sono stati cancellati e mai ripristinati, vedi il Freccia Rossa che ci ha nuovamente tagliato fuori, e adesso la parola “fine” all’ultimo spiraglio di un primo nucleo in sicurezza che dopo 20 anni poteva essere finalmente completato.
Questo è l’ennesimo colpo a un’area sempre più mortificata: non abbiamo le colline del prosecco, il sistema industriale si deve arrangiare, i pendolari — studenti o lavoratori che siano – si adattano, i sacrifici siamo abituati a farli, da bravi veneti. Forse la pensano così i nostri attuali amministratori che la lungimiranza l’hanno archiviata da anni. “Tira e tasi”: ma fino a quando?
Lo chiederemo agli Amministratori della nostra Città, nel primo Consiglio Comunale del nuovo corso: sarà l’ennesima richiesta di mettere all’ordine del giorno questo tema già tante volte sollecitato. Speriamo che stavolta anche loro battano un colpo.
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