80 anni da celebrare con gratitudine e rispetto
Il 30 aprile Castelfranco ha visto il Consiglio Comunale aprirsi con uno scontro aperto di matrice ideologica. Non è stata la prima volta, forse non sarà l’ultima, ma non sarebbe dovuta andare così. Prima di ogni seduta di Consiglio, si riuniscono infatti i capigruppo delle varie rappresentanze di maggioranza e minoranza, con il Presidente del Consiglio e talvolta anche il Sindaco, per valutare insieme la scaletta degli argomenti, cercare di concordare l’ordine dei lavori e approfondire qualche tema su cui non c’è chiarezza o condivisione.
Ebbene, in Conferenza Capigruppo, Rizzo di Fratelli d’Italia aveva portato due iniziative: la presentazione di una Mozione per intitolare a un giovane neofascista, Sergio Ramelli, un parco o una strada a 50 anni dal suo assassinio per mano di un gruppo di estrema sinistra e il dono di un libro su Ramelli alla Biblioteca Comunale di Castelfranco.
Abbiamo cercato in tanti di dissuaderlo dal presentare una Mozione che si sarebbe potuta contrapporre in qualche modo a un’altra Mozione, presentata dal Consigliere indipendente Diego Giovine, per l’intitolazione di un luogo pubblico alla Scorta dei Giudici Falcone e Borsellino, assassinati nelle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Abbiamo ribadito che certi temi devono essere maneggiati con la massima cura per non creare inutili e dannose contrapposizioni ideologiche in un contesto di amministrazione pubblica che va riservato alle scelte di governo di una Città e al servizio ai cittadini. Alla fine, i due Consiglieri proponenti avevano accettato di non presentare le loro mozioni e sembrava che il tutto fosse rientrato.
E invece no. Perché i contenuti della Mozione del Consigliere di FdI – che erano usciti dalla porta – sono rientrati dalla finestra con uno “stratagemma”: la “mozione” è stata girata in “comunicazione” ed è stata letta da Rizzo in apertura di Consiglio. Una forzatura e una chiara provocazione. E così le reazioni dei Consiglieri di opposizione si sono susseguite in un crescendo di accuse pesanti e violente che non hanno certo aiutato a valutare con lucidità la vicenda. Un’ora di scontro acceso, con una coda a fine seduta, oltre la mezzanotte.
Sono intervenuta anch’io per il mio gruppo, a sottolineare che i morti vanno rispettati e non strumentalizzati, che un conto è onorare gli uomini e le donne della scorta dei Giudici Palermitani caduti facendo il loro dovere e altra cosa sono gli assassinii di matrice politica, per opposte appartenenze di estrema destra e di estrema sinistra che negli anni ’70 e ’80 del ‘900 avevano come obiettivo la strategia della tensione, per destabilizzare il Paese e far cadere le Istituzioni Democratiche.
È molto triste che questo conflitto in Consiglio Comunale sia nato a ridosso della celebrazione del 25 Aprile e della vittoria della Resistenza, perché da lì è nata la Costituzione della Repubblica Italiana, con i suoi princìpi democratici, in una Europa che ha garantito 80 anni di pace dentro ai suoi confini, dopo secoli di contrapposizioni e di conflitti fra gli Stati Nazionali. Non possiamo dimenticare che uno dei Padri Costituenti era un Castellano, Domenico Sartor, poi Sindaco e Parlamentare, il primo Sindaco del dopoguerra e il “padre” dello sviluppo sociale, economico e culturale di una Castelfranco che emergeva dalla Seconda Guerra Mondiale provata, impoverita, devastata. “Suoi” gli Istituti Professionali, le fabbriche e lo sviluppo industriale del dopoguerra, l’ospedale, la Casa di Riposo, l’evoluzione dell’agricoltura, la gestione dell’emigrazione e molto altro.
È necessario essere consapevoli di tutto ciò e, in una Città che ha visto emergere figure come la Sua e quella di Tina Anselmi, prima staffetta partigiana e poi due volte Ministro della Repubblica, abbiamo il dovere di cercare la migliore sintesi per continuare a gestire la loro preziosa eredità e dare le risposte concrete alla nostra Castelfranco, con le scelte politiche necessarie alla Polis, ai cittadini che hanno diritto a una buona amministrazione. Non contrapposizioni ideologiche solo per appartenenza di partito, ma sintesi per il “bene comune”. Per chi governa una città e per la sua Assemblea Consigliare questo è il massimo obiettivo da raggiungere: lavorando con disciplina e onore, maggioranza e opposizione, ciascuno con le proprie responsabilità, come la Costituzione Repubblicana chiede a chi serve – pro tempore – le Istituzioni.
(In foto: Domenico Sartor, Padre Costituente, Sindaco e Parlamentare castellano)
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