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Episodi allarmanti di disagio sociale emergono con sempre maggiore frequenza sul nostro territorio e ci trovano impreparati e attoniti. Violenza e aggressività in una generazione di giovanissimi che, raccontati a posteriori da famiglie e comunità, apparentemente sono i figli e i nipoti che abbiamo tutti e che ci appaiono “normali”, inseriti nella scuola o nel primo lavoro.
È proprio così? Siamo noi che non vediamo o che non vogliamo vedere? A Castelfranco Veneto, non in una periferia metropolitana degradata o in un contesto malavitoso, l’ennesima rissa è finita male, malissimo. Perché ci sono giovanissimi che escono di casa per una serata fra amici con il coltello in tasca. Si parte da un’aggressione verbale e si arriva a un assassinio. Un ragazzo di 20 anni è morto e un altro è in grave pericolo di vita. Noi adulti siamo addolorati, spaventati e ci scopriamo impreparati. E guardiamo con apprensione figli, nipoti, giovani vicini di casa: cosa sta succedendo?
Non possiamo dire che questa situazione arrivi completamente inattesa. Il disagio giovanile non è emersione di questi giorni o di questi mesi, era stato previsto durante il COVID come effetto del lungo periodo di isolamento, era stato previsto più di qualche lustro fa, quando si cercava di mettere a fuoco il rischio emarginazione di stranieri che arrivavano per lavoro, per le carestie o per le guerre. Allora si rifletteva e si lavorava sulle politiche di inclusione, di prevenzione del disagio, di integrazione di bambini, giovani, famiglie e lavoratori, attraverso un monitoraggio costante delle situazioni e una attivazione a livello istituzionale e sociale di tutti gli attori e le “agenzie educative” del territorio.
Anche a Castelfranco nei primi anni del 2000 si lavorava su questo fronte. Ricordo il Progetto Giovani, lo Sportello e la Consulta Giovani, il Consiglio Comunale dei Ragazzi, i tavoli di coordinamento fra Comune, Scuole, Parrocchie, Associazioni, Cooperative, Polizia Locale e Forze dell’ordine. Ricordo il lavoro fra Servizi Sociali Comunali, AEEP e datori di lavoro, per gestire le richieste di una casa o di un alloggio per i lavoratori stagionali. Ricordo l’ULSS 8 protagonista con i Piani di Zona, focalizzati sul monitoraggio dei servizi territoriali e sull’intercettazione dei bisogni primari della società, a partire dai più fragili: minori, famiglie, lavoro, disabilità, solitudini, violenze, per dare le migliori risposte creando sane alleanze sul territorio.
Poi, dal secondo decennio del 2000, sono iniziati i tagli lineari: tagli su servizi, scuola, cultura, sociale, sia a livello generale – nazionale e regionale – che locale. Ci sono state aggregazioni, esternalizzazioni, accorpamenti: in pratica abbiamo visto le agenzie di erogazione dei servizi allontanarsi dai luoghi di riferimento, dove le domande potevano venire direttamente intercettate. I Comuni – e anche il nostro – hanno esternalizzato sportelli e delegato Agenzie o Consorzi.
Ora però c’è un’emergenza che ci impone di fare tesoro delle esperienze positive e di fare squadra. Nell’ultimo Consiglio Comunale del 30 Aprile ’25 abbiamo discusso su una delibera che destina un Finanziamento di 390.000 euro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, cofinanziato UE, all’Ambito Territoriale Sociale VEN_08 (ex ULSS 8). Obiettivo, la ristrutturazione di un edificio pubblico di Castelfranco, (ex Caserma della Guardia di Finanza di Via Damini). Destinazione: “Allestimento di uno spazio funzionale di esperienza” da completare con arredi e attrezzature informatiche per il progetto DesTEENazioni-Desideri in Azioni.
Ma, insieme alla somma destinata alla ristrutturazione, è arrivato anche un finanziamento di 2.822.000 € – quasi 3 milioni di euro – da destinare, in tre anni, alla progettazione di attività e iniziative rivolte ai giovani e giovanissimi residenti nel nostro Ambito Territoriale Sociale. Non perdiamo questa occasione straordinaria. Non sprechiamo tempo. L’Assessore al Sociale Oscar Miotti ha affermato in Consiglio che ai nostri Comuni è stata offerta una grande opportunità e che questa non va sprecata. Tantomeno oggi, alla luce del disagio che emerge fra i giovanissimi, che va intercettato con determinazione e lucidità, avvalendosi di tutte le Agenzie educative e le risorse del territorio, valorizzando le competenze e le esperienze di tanti operatori e soggetti presenti e sensibili. Ha chiesto di “fare squadra”, di collaborare tutti insieme, al di là delle appartenenze e del colore politico.
Noi, Lista Civica, ci stiamo, noi ci siamo: lavorare insieme, con umiltà e abnegazione, a servizio delle nostre comunità, è un dovere civico che abbiamo, non intendiamo sottrarci e, all’appello, risponderemo: “Presente”.
(In foto: Scolaresca, 25 aprile 2009)
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