Sulla stampa fa un certo effetto l’annuncio di 40 milioni di opere che, con il titolo di “rigenerazione urbana” sono, in realtà, un nuovo annuncio del Piano triennale delle Opere Pubbliche 2022-2024. Va bene, accettiamo la riproposizione di un elenco già passato a dicembre in Consiglio Comunale e già votato un mese fa dalla maggioranza. Ma tutti consapevoli che adesso è necessario “metterlo a terra”.
L’unica cosa che finora abbiamo portato a casa, e va benissimo, sono i 5 milioni di fondi del PNRR che andranno a finanziare tre delle opere pubbliche in elenco: Casa degli Strepiti, centro di Salvatronda e bretella viale Italia-via Ospedale. Però si dovrebbe aggiungere che è stato possibile avere questo finanziamento perché c’erano dei progetti pronti. Perché avere dei progetti “nel cassetto”, è fondamentale per partecipare ai bandi che, in un periodo di “Piano Marshall” come questo, possono far arrivare finanziamenti provvidenziali.
E qui vogliamo sottolineare che è trascorso esattamente un anno da quel 3 febbraio del 2021 nel quale si presentava l’opportunità di esercitare il diritto di prelazione su un immobile storico di grande pregio e di notevole ampiezza, Palazzo Soranzo Novello, già sede della Banca Popolare di Castelfranco Veneto (in foto). L’impegno economico era grande, quasi tre milioni di Euro, ma altrettanto grande era l’opportunità di poter contare su una nuova struttura dalle grandi potenzialità sul piano culturale. E tutto il Consiglio Comunale aveva votato a favore dell’operazione.
Ebbene, è passato un intero anno ma la Giunta è rimasta immobile. Non c’è stato un passo avanti nella ricerca di un disegno complessivo di valorizzazione del bene, da realizzare anche per stralci funzionali. Un progetto che definisse il ruolo della struttura, la sua vocazione, le funzioni legate alla cultura, in una visione che valorizzasse la nostra Città e ne stimolasse la crescita culturale e sociale insieme a quella economica. Ma Palazzo Novello non c’è, in quell’elenco di Opere pubbliche da realizzare entro il 2024.
Se avessimo avuto nel cassetto quel progetto da presentare, forse adesso saremmo beneficiari delle risorse necessarie a far “fruttare” i tre milioni di Euro investiti un anno fa. Abbiamo bisogno urgente di spazi per dare respiro ad attività culturali che oggi sono compresse e mortificate dalla mancanza di spazi adeguati. Non possiamo più stare fermi ad aspettare, perchè treni come questo passano una volta: perderli è una grave responsabilità, soprattutto quando c’è bisogno di dare alla nostra Città segnali di grande fiducia nella capacità di ripartire e di credere nel futuro.
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