Salvatronda: con il progetto della riorganizzazione dei parcheggi nell’ambito del bagolaro del centro, l’Amministrazione comunale ritiene di aver messo in sicurezza e valorizzato lo storico albero e di aver mantenuto la possibilità di parcheggio in centro a servizio delle attività commerciali e dei servizi. Cosa che è anche vera e per certi versi condivisibile, anche se il “vale la pena” – espresso dal progettista rispetto al sacrificio di 250 mq di area della scuola elementare – andrebbe meglio valutato.
L’area originaria del compendio di questa scuola, che si affaccia sulla strada in dialogo quotidiano con la bellissima chiesa settecentesca di Francesco Maria Preti, non si può dire ristretta, anzi. L’edificio copre circa 1000 mq sui 5000 complessivi dell’area, ma quello che non si dice è che sull’area scoperta è già in corso il progetto per la realizzazione della palestra e della mensa scolastica. L’ambito quindi è destinato a ridursi come di fatto già avvenuto sia per creare i parcheggi a nord a servizio della scuola stessa, sia per creare dei parcheggi a sud che a oggi sono già 20. In realtà, quindi, l’area complessiva che interessa la scuola è di circa 4000 mq.
Allora cosa si va a cambiare? Dai rendering presentati dal progettista si capisce che l’area intorno al bagolaro viene riqualificata, il marciapiede antistante i negozi viene ampliato, il “cippo gromatico” viene valorizzato e cinque – dei venti parcheggi attuali – vengono spostati in aderenza alla parete sud dell’edificio scolastico.
Non vi è dubbio che dal punto di vista estetico ci sia un miglioramento del decoro urbano, in parte anche della sicurezza rispetto al sedime stradale carrabile, visto che vengono un po’ allargati marciapiede e pista ciclabile, ma il prezzo che va a pagare l’ambito scolastico non è minimo. L’assessore ai lavori pubblici ha detto che il rapporto superficie coperta/superficie scoperta delle aree scolastiche è rispettato ma non è detto che il rispetto dei “protocolli” minimi sia sinonimo di rispetto di una migliore qualità della vita.
Perché – secondo noi – oggi si deve puntare al massimo, soprattutto quando si tratta di un bene o di un servizio pubblico. Vediamo tutti come, anche dove vengono rispettate le norme e i parametri delle nuove edificazioni, gli spazi regolamentari siano talmente esigui da far pensare a una presa in giro per chi vive nei quartieri oggetto delle cosiddette “riqualificazioni urbane”.
Oggi abbiamo bisogno come non mai di ossigeno, di rispetto del verde, di alberi, di boschi urbani, di valorizzazione degli spazi all’aperto per alunni e studenti, di “aule verdi” e non di pannelli fotovoltaici sui prati delle scuole. L’abbiamo detto più di una volta in Consiglio e in Commissione ma non abbiamo ancora trovato condivisione su questo fronte. La natura però ci sta mandando segnali inequivocabili: sappiamo che non sono i 200 mq in più o in meno che risolvono i problemi del mondo, ma una maggiore sensibilità verso questi temi sta diventando necessaria come l’ossigeno che già scarseggia.
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