La scuola è in grande fibrillazione. La situazione di incertezza che da un anno ormai tiene in scacco una delle Istituzioni fondamentali della società è diventata non più sostenibile: raccolte di firme, ricorsi al Tar, sit-in davanti alle scuole. Si susseguono i tentativi di studenti, genitori, insegnanti stessi, per rimettere l’istruzione al primo posto in agenda.
“Da mamma di una diciasettenne credo che i nostri figli abbiano ragione nel chiedere, insistentemente, l’apertura delle scuole superiori. Oggi, si è scelto di tenerle chiuse principalmente per problemi connessi al trasporto ma non si è nemmeno voluto provare un’apertura graduale. Perchè non iniziare facendo andare i ragazzi, divisi per anno, almeno una volta alla settimana? In questo modo si sarebbero testati i mezzi di trasporto e avremmo creato un minimo contatto “reale” tra gli studenti e con gli insegnati. La scuola aiuta a formare i cittadini di domani, i nostri politici non lo devono dimenticare perchè solo in questo modo l’Italia avrà, nel futuro, cittadini degni di questo nome”.
Questo mi scrive una madre, consapevole dell’importanza della scuola anche come agenzia formativa, non solo come fonte di istruzione.
La pandemia è stata un vero trauma per le istituzioni scolastiche e superarlo non sarà breve né facile. Chiudere le scuole è stata considerata la soluzione anti-contagio ma era solo la strada più semplice per una classe dirigente che non aveva le risorse o le idee o la forza per gestire altre soluzioni. Eppure le iniziative a livello locale erano state messe a punto perché, insegnanti e dirigenti scolastici, avevano espresso grande spirito d’iniziativa e grande senso di responsabilità, consapevoli che l’insegnamento a distanza non è sufficiente. Un notevole impegno si era visto anche sul fronte del trasporto scolastico: se le scuole erano state messe in sicurezza non era avvenuto altrettanto per i mezzi, e c’era stato uno sforzo notevole per ricorrere al trasporto privato con autobus e personale in aggiunta. Poi le proroghe continue, il lockdown e tutto era sembrato inutile. Invece no.
La lontananza fisica, ha fa fatto emergere chiaramente – anche a livello di opinione pubblica – la valenza sociale, formativa, educativa e culturale della scuola ed è a partire da questi valori che dobbiamo ricominciare.
Saranno necessari interventi mirati per individuare le più efficaci modalità di recupero di questi mesi di distanziamento valutando interventi e collaborazioni diverse. Ai problemi di un possibile deficit nell’apprendimento c’è il pericolo che si sommino rischi ben più gravi sul piano psicologico, del disagio sociale, dell’emarginazione e della dispersione scolastica. Un Comune come il nostro, sede di numerosi istituti scolastici, ha una responsabilità nel monitorare e nel favorire una ripartenza ottimale. Una riflessione va fatta perché riprenda in sicurezza e armonia la vita nel nostro tessuto sociale.
Il dottor Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, scrive oggi che è stata avviata un’interlocuzione importante con la Regione per realizzare interventi mirati a sostegno dei ragazzi e degli insegnanti. L’idea è quella di dare vita a un modello veneto di psicologia scolastica con due obiettivi: che si aiutino in particolare i ragazzi che sono al cambio di ciclo scolastico e che si incida sul fronte del cyberbullismo. E’ stato infatti registrato un aumento di questo fenomeno dal momento che, separati nella vita reale, i giovanissimi hanno incanalato sul web parte delle loro relazioni sociali e anche della loro aggressività. Ed è ritenuto utile anche un supporto a dirigenti e insegnanti, che si sono spesi per organizzare e riorganizzare le attività di insegnamento con continui cambi di prospettiva fra distanziamento, igienizzazione, banchi, orari, turni e percentuali.
Oggi i giovani delle superiori sono rientrati in classe in 4 regioni: sulla base dei dati dei contagi in calo da giorni, riteniamo che sia imminente anche la riapertura in Veneto.
E il nostro Comune cosa potrà fare? Potrà essere utile un censimento di tutti gli spazi alternativi prossimi alle scuole: sale, auditorium, aree verdi, aree sportive, per metterli a disposizione degli studenti con modalità di gestione da studiare e coordinare anche con associazioni o società sportive. Ognuna potrebbe contribuire, in base alle proprie competenze, a sostenere progetti utili a riavviare socialità e inclusione e agevolare così un rientro e un ritorno alla normalità più sereno e sicuro.
Castelfranco è una realtà fortunata sul fronte dell’istruzione: è il più grande Polo Scolastico della provincia – dopo il capoluogo – per numero di Istituti Superiori e come valore aggiunto ha il Conservatorio Agostino Steffani e l’Università di Padova in Villa Bolasco. La scuola è un suo punto di forza storico e se l’istruzione è la leva indispensabile per lo sviluppo economico, sociale e culturale di un territorio, la scuola deve restare una nostra bandiera. Da quasi un anno l’abbiamo ammainata e per i giovani degli Istituti superiori il 2020 è stato un anno da dimenticare: non possiamo permetterci un 2021 fotocopia.
Maria Gomierato
18 01 2021
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