Parliamo di bambini: di nascite, di Pediatria, di Volontari che regalano il loro tempo ai piccoli durante i ricoveri.
Primo indizio: sabato 27 luglio sulla stampa, pagina di Castelfranco, leggiamo: “Nascite sempre in calo, il San Giacomo fanalino di coda”. Con i suoi 482 parti in un anno, resta sotto la soglia minima dei 500 e, per i parti, è l’ospedale ultimo in graduatoria in provincia di Treviso. Il Direttore Generale dottor Benazzi dichiara che “c’è una deroga ministeriale” che permette di operare lo stesso e oggi è questo il riferimento. Ma, in sostanza, si andrà avanti fino a quando resisterà la deroga. È un caso che succeda questo solo a Castelfranco? È un caso che da qualche anno, d’estate, il reparto venga chiuso o limitato per ferie mandando sistematicamente le partorienti a Montebelluna o a Treviso? Che fiducia può dare un presidio che opera con queste discontinuità? Può crescere nei numeri o può solo calare?
Secondo indizio: l’ULSS della Marca “per garantire la qualità, la continuità e la sicurezza dell’assistenza ospedaliera”, nel periodo estivo trasferisce le degenze del reparto pediatria del San Giacomo a Montebelluna, per consentire la fruizione delle ferie al personale”. E perché non viceversa? Perché l’accorpamento non viene fatto su Castelfranco anziché su Montebelluna? È una domanda oziosa?
Terzo indizio di fine luglio: L’ABIO, la benemerita Associazione Bambini In Ospedale di Castelfranco, ha annunciato che chiuderà i battenti. Dopo oltre 20 anni di prezioso servizio, i volontari, fra i quali molte insegnanti, cesseranno la loro attività al San Giacomo. Sarà una coincidenza, oppure la chiusura estiva ai ricoveri – con trasferimento dei bambini tutti a Montebelluna – è la goccia che fa traboccare il vaso?
Si dice che tre indizi facciano una prova: non è che con la politica del carciofo, una foglia alla volta, pian piano si porti alla chiusura di un servizio ospedaliero – anzi due – nella rassegnazione generale? Perché la lotta quotidiana contro questi segnali di abbandono logora, fiacca, e alla fine le armi sono tutte spuntate. Perché, se la decisione scende d’improvviso l’insurrezione è già fatta, ma se togli pian piano l’ossigeno, il respiro un po’ alla volta cessa e… addio!
È questa la strategia? Vogliamo restare ben desti, “con le cinture ai fianchi e le lanterne accese”? I nostri Sindaci e Amministratori sono tranquilli? A loro bastano le dichiarazioni dell’ULSS: “Nessuna chiusura, solo sospensioni temporanee”? Pensiamo al futuro per favore?
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