8 agosto 2024, inaugurazione dell’Ospedale di Comunità a Castelfranco Veneto. Una buona notizia, attesa da anni, che poteva e doveva rimanere tale. Invece no.
Abbiamo letto sulla stampa che, durante l’inaugurazione, il Direttore Generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi dichiarava: “Non so quale intelligenza umana abbia concepito il fatto di escludere dal Project Financing ben tre piani, ovvero il decimo, l’undicesimo e il dodicesimo, visto che prima o poi sarebbero stati utilizzati”. (Comunque, i piani esclusi erano due, decimo e undicesimo, non tre) “Questo ritardo non dipende da noi ma da un iniziale cattivo accordo nel project financing.” E si leggeva che il signor Sindaco gli dava ragione: “I tuoi sassolini nelle scarpe sono anche i miei caro Francesco.”
Ecco, l’irrisione e il sarcasmo no: perché il sindaco di Castelfranco avrebbe dovuto difenderli, i 30 sindaci suoi ex colleghi dell’ex ULSS 8, non lasciarli trattare da stupidi o incoscienti. Anzi, avrebbe dovuto informare il Direttore Generale che proprio quel project financing era stato premiato a Roma nel Forum della Pubblica Amministrazione, diversamente da altri che sono stati sanzionati.
Oggi, la “lungimiranza” degli attuali amministratori locali e regionali ci ha portato a chiedere come un’elemosina un servizio indispensabile come l’Ospedale di Comunità, visti i tagli che hanno imperversato sull’ospedale di Castelfranco e la fatica di Montebelluna a compensarli. Questa è la realtà.
E allora serve rispetto. Rispetto anche per chi ha servito in quegli anni le Istituzioni della Repubblica, sia a livello regionale che locale. Per i 30 sindaci che si sono assunti la responsabilità di sostenere scelte impegnative di fronte a situazioni che scontavano decenni di ritardo. Persone che hanno servito le loro comunità senza gettare la croce addosso a nessuno.
Perché, chi chiede il voto per governare e viene eletto, si troverà a dover risolvere problemi, non a fare passerelle. Questo si aspettano i cittadini da chi li governa, consapevoli tutti che chi amministra la cosa pubblica è sempre “pro tempore”. Perché, dopo, ci sarà qualcun altro: e “rispetto chiama rispetto”.
E infine non si abbassi la guardia: perché non basta il taglio del nastro, il servizio ora deve essere operativo. Restiamo vigili.
(Nella foto: l’Ospedale di Castelfranco Veneto nel 2000)
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